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Introduzione SP 2014

TYPOLOGIES: Cluster

Atelier prof arch. Marc-Henri Collomb e prof. Enrico Molteni

Assistenti arch. Carlotta Fantoni, arch. Stefano Larotonda, arch. Andréanne Pochon

Critici invitati arch. Cédric Bachelard (Basilea), Florian Musso (Monaco di Baviera)

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Progetto per alloggi sperimentali a Monaco di Baviera
Il Cluster è una nuova forma di abitazione collettiva, una “utopia ecologica e sociale” che è nata come espressione di una mutata cultura dell‘abitare e di nuove trasformazioni che la società sta producendo a seguito della crisi economica ed ecologica. Questa nuova tipologia di abitare può essere interpretata come “una casa nella casa” e “il vivere insieme da solo”. Il Cluster è costruito da una Cooperativa che affitta ai suoi affiliati una camera con servizi ad uso individuale e ampi spazi ad uso comune (co-housing); in questo modo si ottiene un maggior numero di abitanti con minor uso di suolo, con evidenti vantaggi di spazio e di costi. Le aree di progetto si trovano lungo il fiume Isar che attraversa la città di Monaco di Baviera; i siti individuati sono sette, tutti diversi, ma accomunati da un’importante posizione urbana e dalla relazione col fiume.

Introduzione SP 2013

9 siti d’angolo, Via Paolo Sarpi, Milano

Atelier prof arch. Marc-Henri Collomb

Assistenti arch. PhD Enrico Molteni, arch. Carlotta Fantoni, arch. Stefano Larotonda

Critico invitato arch. Charles Pictet

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L’alloggio collettivo a Milano – Costruire l’angolo

Costruire l’angolo porta a una duplice considerazione: fare l’angolo in pianta, ovvero piegare, e garantire la transizione tra due facce continue, ovvero collegare.
Fare l’angolo è una condizione, di composizione della pianta, inevitabile. È ciò che fissa i limiti dello spazio racchiuso e ciò ha senso solo quando si dona uno spessore alla superficie (la costruzione) o al vuoto (lo spazio). L’angolo si crea piegando un’unica superficie, oppure è l’intersezione di due superfici distinte? In entrambi i casi è l’unione coerente di due condizioni differenti; paradossalmente essa può essere fragile o solida, aperta o chiusa, unica o suddivisa.

È un tema ricorrente dell’architettura, dall’urbanistica alla costruzione, tema che ogni studente deve affrontare durante la propria formazione e che trattato insieme al programma dell’alloggio collettivo in un contesto urbano, ha il secondo fine di sfruttare il generale e lo specifico per “fare” la città. Chi controlla gli angoli controlla la strada, controlla l’isolato intero!

Altri direbbero che finché non vi è l’angolo (o il giunto) non vi sono problemi di costruzione. L’angolo rivela sia lo spessore del rivestimento sia le capacità dell’architetto costruttore. Esso rinforza e stabilizza le singole pareti, e proietta lo spazio interno verso l’esterno. In un contesto urbano ogni 3, 4 o 5 edifici ve n’è uno d’angolo, esso appartiene a due strade. L’angolo è un luogo specifico e preciso, non ha bisogno di numeri civici per essere individuato. L’angolo incrocia sempre una strada adiacente. Esso ha dunque un doppio nome. Spesso all’angolo, al piano terra, vi è l’ingresso di un negozio o di un hotel, di rado quello di un alloggio.

Costruire l’angolo è uscire dalla monotonia, è riconoscere la limitatezza di una facciata, è dare solidità all’opera senza rinnegarla. Inoltre l’angolo ha questa rara qualità, da due elementi distinti ne crea uno.